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L’idea è semplice, e per questo rivoluzionaria: pensare alla città come casa propria, dove ognuno possa contribuire alla sua crescita e al suo decoro.

Questa idea è concretizzabile attraverso l’approvazione di un regolamento dei beni comuni, un atto amministrativo che avrà un duplice significato: quello di ristabilire quel rapporto tra Comune e città andato ormai perso e quello di avviare una cura immediata degli spazi della città a costo zero. Penso al Comitato per villa Giaquinto, un’esperienza straordinaria che va «istituzionalizzata» ed esportata in altre zone della città come il parco Maria Carolina.

Caserta come casa propria, dicevamo. Una casa da curare ma anche una casa da far crescere. Per questo penso ad un Patto per Caserta. Un Patto che veda Il Comune, la Reggia, l’Università, le associazioni datoriali, gli ordini professionali, la scuola e il mondo del volontariato siglare un atto amministrativo che impegni  tutte le parti in maniera chiara a contribuire alla crescita, per quanto di propria competenza, della città. Non uno sterile protocollo ma un documento in cui si individua chiaramente l’obiettivo, chi lo perseguirà e in quanto tempo. Anche questa è un’idea semplice e per questo rivoluzionaria.

Caserta è tua, prenditene cura.

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