Reggia

Caro Raffaele Cutillo, le idee e le convinzioni politiche sono per definizione libere e personali. Cosa diversa è, strumentalmente, adattare la realtà alle proprie idee e alle proprie convinzioni.

Ora nessuno di noi, e pure ne avremmo avuto modo, ha strumentalizzato la vicenda che ti ha riguardato e che ti ha visto protagonista per una settimana scarsa dello scenario politico cittadino.

Certo, capisco la delusione, o se vuoi la disillusione, rispetto ad un legittimamente agognato (e svanito prima che prendesse forma) obiettivo. Legittimo e comprensibile.

Ma da un uomo che stimo, e che considero una risorsa della Città, non mi sarei aspettato che questo diventasse giudizio.

Giudizio sulla Città, giudizio sulla politica, che pure conosci e che in queste settimane hai frequentato, giudizio sul dato culturale dei casertani, e, financo, sulle Primarie degli altri.

Non mi permetto di entrare sui primi. Sulle Primarie qualcosa da dirti ce l’ho.

Svilire quello che è successo domenica (e su quel che è successo domenica ci sei, forse indirettamente o inconsciamente, intervenuto anche tu) è oggettivamente ingiusto e avvilente.

Appare come il solito gioco di chi non ce la fa e per questo inviperisce e discredita. Troppo facile, e facile è ribatterti che se ci fossi stato, e forse se avessi partecipato invece di inseguire non si sa cosa, avresti altro rispetto.

Rispetto, invece, che va a chi ha lavorato per quel giorno, a chi ha reso possibile quel giorno e, soprattutto, a chi quel giorno ci ha creduto, ha partecipato e si è impegnato per cambiare concretamente qualcosa (invece di stare a casa a progettare dimensioni che non si comprendono). Noi tutti ci abbiamo creduto e ci crediamo. Chi ha vinto e chi ha perso. E siamo qua, insieme, a provarci.

Tu, onestamente, o hai fatto finta (il che non credo perché sarebbe gravissimo) o più semplicemente appartieni a quello che realmente è il problema: una parte di classe dirigente che ha sempre determinato i processi di questa di Città, ma ha sempre preferito far finta di starne fuori. E giudicare.

Ora, credimi, domenica non era il momento e, ancor meno, il momento è questo. Per favore fai fare a noi, che siamo qui a tentare di migliorare qualcosa e rimani dove hai deciso di stare, tu solo autonomamente.

Se proprio vuoi fare qualcosa di buono vieni a darci una mano: senza presunzioni e con un po’ di umiltà.

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